Archivio 2009-2018 di Opinioni & notizie

Paolo Baldacci. IL CATALOGO DI DE CHIRICO, LA FONDAZIONE E I FALSI PERETTI. RISPOSTA A PAOLO PICOZZA

Un vecchio proverbio francese dice: Il n’y a que la vérité qui blesse.
Infatti Paolo Picozza, presidente della Fondazione de Chirico, si è molto arrabbiato per il nostro intervento sui dipinti di Renato Peretti che figurano nel catalogo generale (Notiziario 2013/10) e per l’articolo di Cristina Ruiz su “The Art Newspaper ” dello scorso febbraio.

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Paolo Baldacci. IL RISCHIO DELLE AUTENTICHE. A PROPOSITO DI UN RECENTE EPISODIO CHE HA PORTATO ALLA SCOPERTA DI UN FALSO “DISEGNO” DI GIORGIO DE CHIRICO.

Nell’ultima delle due pagine annuali di informazioni che l’Archivio pubblica sul GdA (“Il Giornale dell’arte”, n. 336, novembre 2013, p. 19) affermavo che un attendibile servizio di certificazione può essere fornito solo nell’ambito del complesso lavoro che presiede – o almeno dovrebbe presiedere – alla redazione del Catalogo Ragionato di un artista.

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IN ASTA A NEW YORK UN DE CHIRICO DEL 1914 DICHIARATO FALSO DALL’AUTORE

Non possiamo che rallegrarci del fatto che la Fondazione de Chirico, negli ultimi tempi, abbia riconosciuto l’autenticità di opere che fino a ieri si ostinava a dichiarare false. Per due motivi: il primo è che da circa vent’anni noi dicevamo che erano autentiche, e come tali le avevamo pubblicate; il secondo è che il riconoscimento dell’autenticità di questi quadri, tutti di alta epoca, rende sempre più insostenibile, togliendole un puntello ogni giorno, la teoria della precoce falsificazione di de Chirico, addirittura risalente al 1926, finora sostenuta dalla Fondazione e contro la quale ci battiamo da tempo.

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PRESENTAZIONE DEGLI ULTIMI VOLUMI DELL’ARCHIVIO

Nell’aprile del 1947 Giorgio de Chirico fece sequestrare come falso un dipinto “Piazza d’Italia” datato 1913, appena venduto dalla Galleria del Milione, e appartenente in precedenza alle collezioni Della Ragione, Valdameri e De Angeli Frua. L’episodio, e il processo che ne seguì tra il 1947 e il 1956 (sentenza definitiva della Cassazione) ebbero una risonanza clamorosa in tutto il mondo per la notorietà delle persone coinvolte. L’autore stesso dedica a questa vicenda, nelle Memorie del 1962, uno spazio pari alla metà di quello riservato all’intero periodo 1911-1915 che fu artisticamente il più importante della sua vita.

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