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IN ASTA A NEW YORK UN DE CHIRICO DEL 1914 DICHIARATO FALSO DALL’AUTORE

By 01/11/2013Novembre 13th, 2018Notiziario e opinioni

Non possiamo che rallegrarci del fatto che la Fondazione de Chirico, negli ultimi tempi, abbia riconosciuto l’autenticità di opere che fino a ieri si ostinava a dichiarare false. Per due motivi: il primo è che da circa vent’anni noi dicevamo che erano autentiche, e come tali le avevamo pubblicate; il secondo è che il riconoscimento dell’autenticità di questi quadri, tutti di alta epoca, rende sempre più insostenibile, togliendole un puntello ogni giorno, la teoria della precoce falsificazione di de Chirico, addirittura risalente al 1926, finora sostenuta dalla Fondazione e contro la quale ci battiamo da tempo.

Quello che sorprende è però la modalità di tali riconoscimenti, che non avvengono mai per lo spontaneo desiderio di chiarire la storia delle opere di de Chirico e di far luce sulle complesse vicende della sua vita, ma solo sotto la spinta urgente di eventi che minacciano di far fare ai responsabili della Fondazione una magra figura sul piano internazionale.
E’ ciò che è appena accaduto col quadro Le Printemps, non datato né firmato, attribuibile con sicurezza al 1914. Il dipinto è una delle tante opere autentiche irresponsabilmente dichiarate false da de Chirico e che la Fondazione non aveva mai riconosciuto. Faceva parte, insieme a La Vision du conspirateur, 1914, della collezione degli eredi di Colette Jéramec, una delle grandi dame del surrealismo, prima moglie di Pierre Drieu La Rochelle, poi di Roland Tual, cineasta e direttore della Galerie Surréaliste. Ambedue i quadri provenivano da Paul Guillaume ed erano perfettamente autentici, ma la Fondazione si rifiutava di emettere un certificato. Le Printemps, anzi, era stato indicato da Jole De Sanna nella rivista “Metafisica”, 1/2, 2002, p. 48, come un falso forse realizzato da Max Ernst. Nello stesso numero della rivista, a p. 18, Le Revenant della collezione Jacques Doucet (poi Pierre Colle e Yves Saint Laurent), era accusato di essere una copia sostituita e messa al posto dell’originale nel 1922 dal consulente di Doucet, cioè da André Breton.
Nel 2001 e nel 2008 la Fondazione aveva negato, rispettivamente alla Kunstsammlung Nordrehin-Westfalen e al Kunstmuseum Winterthur, i diritti di pubblicazione di Le Printemps “in quanto opera dichiarata falsa dal Maestro”. In ambedue i casi, e nel 2001 accompagnato da Jole De Sanna, il professor Picozza aveva avuto modo di vedere il quadro dal vero alla parete delle due mostre in cui era esposto e di osservarlo con tutto comodo. Se teniamo presente che la tela ha dietro solo una vecchia etichetta doganale ed è montata su un telaio nuovo privo di etichette e di scritte d’epoca, ciò era più che sufficiente al fine di avere tutti gli elementi per un giudizio senza bisogno di esaminare il retro e quindi di staccare il quadro dalla parete.
Dal 2008, cioè dall’epoca della mostra di Winterthur, nessun rappresentante della Fondazione ha più avuto la possibilità di esaminare il quadro fino alla metà dello scorso mese di settembre. Se il giudizio espresso allora avesse avuto valide motivazioni, ci si sarebbe aspettati che fossero rese note e che il giudizio fosse mantenuto anche oggi, oppure modificato solo perché erano intervenuti fatti o conoscenze nuove. Niente di tutto ciò: il mutamento è stato improvviso e motivato in modo puerile.
Le Printemps, che da anni faceva parte di un’importante collezione di Ginevra, è stato destinato la scorsa estate, insieme a molti altri pezzi straordinari della stessa collezione, all’asta Newyorkese di Impressionisti e Moderni di Sotheby’s del 6 novembre, senza che fosse autenticato dalla Fondazione. I responsabili di Sotheby’s, indirizzati dal proprietario, si sono rivolti telefonicamente a Gerd Roos, vice presidente dell’Archivio, per avere tutti i chiarimenti storici e critici necessari a confermare l’autenticità e per poter inserire il quadro in catalogo. Il dipinto è stato quindi pubblicato sulla base della scheda che figurerà nel nostro prossimo Catalogo Ragionato della pittura metafisica. Era la prima volta che un’importante opera metafisica di de Chirico veniva proposta in un’asta pubblica internazionale prescindendo dal parere della Fondazione de Chirico, anzi contro.
All’inizio di settembre, tuttavia, Sotheby’s, a catalogo già pronto, esperì un ultimo tentativo con la Fondazione inviando a Roma il quadro e la sua documentazione. Una gallerista di New York ci avvertì verso fine settembre che “Sotheby’s has indicated that the Fondazione is in the process of issuing a certificate which will be in place at the time of the sale and that the Fondazione located the painting in the archive“. Quest’ultima frase è abbastanza umoristica perché trovare e identificare il dipinto nell’archivio della Fondazione era semplicissimo e comunque non significava nulla ai fini dell’autenticità. Ma ancora più umoristica è l’autentica che è stata rilasciata in data 21 ottobre:

L’opera Le printemps, olio su tela, cm 35 x 27,2 (dimensioni esatte), non firmata, databile 1914 ca., riprodotta sul davanti della presente fotografia, è stata archiviata al n° 058/10/13 OT dell’archivio della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, quale opera ritenuta autentica di Giorgio de Chirico, tenuto conto del parere espresso del sig. Antonio Vastano e prof. Paolo Picozza.
Si precisa che, nell’archivio della Fondazione, esiste una dichiarazione di falsità di Giorgio de Chirico, resa nel 1968, sul retro di una riproduzione fotografica dell’opera.
L’approfondito esame tecnico-stilistico del dipinto, gli esami riflettografici, di fluorescenza, chimici e radiografici, fatti eseguire dalla Fondazione, la presenza di evidenti tracce del disegno preparatorio della composizione, l’uso del cinabro e lo specifico richiamo di altri elementi iconografici presenti in opere dello stesso periodo, convincono pertanto che l’opera possa essere compresa tra le opere autografe di Giorgio de Chirico.
Si specifica che le scritte sul telaio e sulla tela (nel retro) sono apocrife.
Il ritiro della presente dichiarazione comporta, sia per il richiedente che per gli aventi causa, l’integrale accettazione del regolamento della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico sull’archiviazione delle opere di Giorgio de Chirico.

La presente dichiarazione viene redatta in unico originale ed in nessun caso potrà essere rilasciato un duplicato o documento equipollente.

   Roma, 21 ottobre 2013.

Il Presidente
della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico
Prof. Paolo Picozza

Perché diciamo che si tratta di una expertise umoristica?
Anzitutto perché sappiamo che altri quadri metafisici, perfettamente autentici, sono stati trattenuti a Roma oltre otto mesi senza che gli esperti della Fondazione riuscissero a esprimere un parere, né positivo né negativo, forse perché non avevano ben chiaro quale strada fosse per loro più conveniente. In secondo luogo perché queste dichiarazioni sembrano attribuire un potere decisivo e addirittura dirimente a banali analisi tecniche che vengono usate come formule magiche (esami riflettografici, esami di fluorescenza, chimici e radiografici) mentre in genere non servono affatto a decidere se un quadro è autentico o no. Gli esami servono solo a chiarire alcune cose: 1) eventuale presenza di colori non compatibili con l’età del dipinto (per esempio blu o verdi o bianchi con una composizione chimica in uso solo dopo una certa data); 2) presenza di pentimenti in corso d’opera e di altri dipinti sottostanti o di tracce di disegno. Da come le formule magiche sono enunciate in questi documenti sembra invece che siano i risultati degli esami a stabilire l’autenticità dei quadri. Infine, perché non si capisce cosa significhi, al fine dell’autenticità, la presenza di un disegno preparatorio sotto la composizione né l’uso del cinabro, che è poi il normale vermiglione ! Più della metà dei quadri metafisici non hanno disegno preparatorio, e l’eventuale presenza di un disegno sottostante potrebbe significare qualcosa solo se si conoscesse lo schizzo originale poi riportato sulla tela, che non è il nostro caso. Quanto al cinabro / vermiglione è uno dei normali rossi in uso da secoli adoperato da de Chirico e da mille altri pittori tra Otto e Novecento…
Formidabile la conclusione sulla presenza di elementi iconografici simili riscontrabili in altre opere dello stesso periodo. Nella monografia di Paolo Baldacci sulla pittura metafisica di de Chirico, del 1997, Le Printemps era pubblicato a fianco di Le Temple Fatal alle pagine 246 e 247, proprio per mettere in risalto la somiglianza degli elementi iconografici, e nelle mostre di Düsseldorf e di Monaco del 2001 e 2002 i due quadri erano esposti a fianco sulla stessa parete: metodo infallibile per capire se un quadro è buono o no. Ma ciò non è bastato a convincere Paolo Picozza né Jole De Sanna, la quale, anzi, ha poi scritto che il quadro era dipinto con una tecnica che ricordava Max Ernst (la tecnica dell’insinuazione era la sua caratteristica).
La caratteristica del presidente Picozza è invece il sans gêne con cui riesce a fare certe affermazioni. L”approfondito esame tecnico stilistico” svolto su Le Printemps ricorda molto l'”attento studio” che nel 2009 consentì di decretare che anche Le Revenant della collezione Doucet “poteva essere compreso tra le opere autografe”, nonostante che la Fondazione stessa, per mano della sua esperta, definita dal prof. Picozza “l’unica persona che ha capito de Chirico”, lo avesse pochi anni prima pubblicato come falso e usato come prova del complotto di Breton contro de Chirico.
Picozza, imperturbabile, non fece parola di tutto ciò e dichiarò ai giornali una cosa assolutamente non vera, e cioè che “il maestro lo aveva dichiarato falso perché lo aveva visto solo su fotografia”. Invece la dichiarazione di de Chirico, con ingiunzione di sequestro, era avvenuta nel luglio del 1972 di fronte al quadro in una pubblica mostra a Parigi. L’artista aveva poi perso il processo che ne era seguito. Solo per questo motivo la Fondazione si è piegata a riconoscere il quadro “dopo averlo attentamente studiato”.
Anche nel caso di Le Printemps ci sembra che non sia stato lo studio a determinare la decisione ma solo il timore di fare una brutta figura.